Archivio per Febbraio, 2007

una volta ricordo che massimiliano mita

 ci parlò male dei turni in fabbrica perchè al notte è il tempo deputato al sonno alla rigenerazione alla riflessione.
non ci avevo mai pensato.
probabilmente ci si abitua anche ai turni però è proprio vero che la notte è diversa dal giorno, almeno per ora che io non faccio turni e la malinconia mi assale. mi assale quando sono soddisfatto di me e mi trovo che vorrei che questa soddisfazione si mantenesse in questo stato perennemente, sospesa.
mi rendo conto che non è merito mio la soddisfazione e questo mi dà voglia che rimanga come acchiappare per la coda quello che ci piace e cercare di tenerlo mentre vuole scappare.
anche se scapperà, la forza che ci metto nel tenerla e il momento che vivo mi piace.
fra un pò mangerò un budino al crem caramel e anche una banana e poi pillola e dormita di qualche ora. forse meno.
il lunedì cancella la malinconia della notte della domenica.
il desiderio è scappato.
il sentimento della ricreazione.
meglio ancora di curarsi.
ricrearsi.
il maestro insegna, ho pensato.
il saggio impara.
ma va fan guru!

ogni tanto dovrei scrivere di henry miller, figlio di sarto, stronzo pieno.
su radio tre trasmisero un discorso su di una corrente che rifiuta la lettura.
collegata con la zen o il taoismo.
la trasformazione della propria vita in un personaggio invece della passione per le passioni scritte nei libri.
dopo miller non voglio più leggere ma spendere quello che ho letto e sentito e visto e annusato e accumulato.
quello che leggo volentieri sono i bigliettini che faccio per farmi pubblicità nel lavoro.

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poesia

posso ritenermi soddisfatto
con la mano sinistra ho vinto un premio di poesia che mi accalda parecchio perchè era sull’amore lesbico.
(p.s. ho vinto perchè ho corroto la giurata, lo giuro anche se lei non ci giurerebbe!)

la poesia è questa

ahmm ahmm
siii siiii
uhmmm uhmmmm
dai siiii
ehhhmmmm continuaaa
ahhhmmm sono tuaaaa
uhmmmm uhmmmmm
godooo uaaaaa
ahhhmmm ahmmmm
si siiii uuuuaaa

ANDREA PALERMO

concorso di katana

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la crisi.

un punto farmacologico del mio percorso sarà fatto questo mese dallo psichiatra che forse mi farà cambiare terapia. lo zoloft mi ha già detto che gli sembra un’arma spuntata.
certo la felicità non me la dà, io non la voglio, e non penso che la possa dare qualche farmaco.
in più credo che egli creda che non fa appieno quello che deve il farmaco.
troppi xanax l’accompagnano.
sono curioso di quello che farà.
la terapia continua e continuerà.
l’altro giorno dallo psicologo abbiamo virato, cambiato obiettivo.
mi ha detto che le analisi che io faccio di me sono molto lucide e che invece prima quando ho iniziato ad andare da lui ero molto confuso ed agitato.
mi sembra un complimento.
dopo alcune sedute a ridere e scherzare ora vuole che ci concentriamo sulle cose che si fanno in settimana.
su la regolarizzazione del resto della vita.
l’analisi che mi ha lasciato molto soddisfatto e che è mia è questa:
spesso ho dovuto tenere duro su di un obiettivo lasciando perdere tutto il resto e questo era non tornare a casa, il resto non contava e ho anche passato mesi in casa, senza curarmi ecc.
più ho sentito chele cose a casa si quietavano più mi sno sentito sollevato e ho potuto guardare anche me.
i momenti di crisi profonda sono stati due e sono coincisi con migioramenti della mia famiglia.
questo mi ha permesso in quel momento di distogliere lo sguardo da loro e dare un’occhiata a me e mi sono visto sporco e sanguinante e ferito e questo mi ha fatto scattare gli attacchi di panico.
la prima volta sei anni fa circa.
la secondo a giugno scorso.
come dice guccini “certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire”
e quando noi siamo impegnati non siamo capaci di guardare dentro di noi (riflessione – guardarsi allo specchio perchè non abbiamo altri modi per vederci) e quando ci guardiamo e abbiamo la possibilità se siamo malati o sporchi o brutti corriamo ai ripari o sentiamo la necessità di correre ai ripari (attacco di panico).
io in due periodi ultimi della mia  vita mi sono visto perchè ho avuto delle pause e mi sono trovato brutto perchè mi sono trascurato. in quelle pause ho cercato allora di curarmi, di curare me stesso, di amare me stesso, di ripararmi.
dopo una battaglia la nave è colpita.
nella battaglia continua a combattere perchè ne va della vita.
la priorità è combattere oppure scappare.
quando torna in porto dalla battaglia il comandante scende e controlla il suo stato.
quando la vede malconcia il cuore gli si rattrista e dà ordine che subito sia riparata.
sa che può farlo perchè è in porto e che se non la ripara non navigherà.

1. 13      Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
 1. 14    là dove terminava quella valle
 1. 15    che m'avea di paura il cor compunto,

 1. 16      guardai in alto, e vidi le sue spalle
 1. 17    vestite già de' raggi del pianeta
 1. 18    che mena dritto altrui per ogne calle.

 1. 19      Allor fu la paura un poco queta
 1. 20    che nel lago del cor m'era durata
 1. 21    la notte ch'i' passai con tanta pieta


 1. 22      E come quei che con lena affannata
 1. 23    uscito fuor del pelago a la riva
 1. 24    si volge a l'acqua perigliosa e guata,

 1. 25      così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
 1. 26    si volse a retro a rimirar lo passo
 1. 27    che non lasciò già mai persona viva.

 1. 28      Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,
 1. 29    ripresi via per la piaggia diserta,
 1. 30    sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.

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io penso di scrivere

seguendo i flussi di coscienza che in me sono pieni di paratie e porte stagne come un piccolo corridoio di un sommergibile. non sempre.
non so scrivere perchè la professoressa di italiano diceva sempre che ero mediocre – e la professoressa non era sempre la stessa. conoscevo alcune regole grammaticali ma non sono sicuro di tutto.
alcune volte sui blog si accusano gli errori di scrittura quando in un conflitto personale non si hanno argomenti inerenti allo stesso.
c’era una barzelletta del leone che andando via dalla foresta per delle visite mediche lasciava per quel tempo che stava fuori il potere all’agnello perchè era uno degli animali più vessati.
l’agnello appena preso il potere appostato dietro un albero spunta fuori fermando il lupo che andava in moto e tumbb! tira un pugno al lupo dicendo “mettiti il casco!”
questa storia si ripete per molte volte alchè il lupo vessato ora dall’agnello chiede aiuto al re leone che manda a chiamare l’agnello e gli dice “capisco che tu vessato dal lupo ti stai vendicanod, ma almeno cerca una scusa per tirargli il pugno, che so, mandalo a comprarti le sigarette e se te le porta dure digli che le volevi morbide e lo colpisci oppure se te le porta morbide digli che le volevi dure, va bene?”
l’agnello detto si torna nella foresta.
arriva il lupo sgommando e impennando e spunta l’agnello da dietro l’albero.
l’agnello lo ferma e gli dice
- “vammi a comprare una stecca di sigarette”
- “come le vuoi dure o morbide?”
tumbbbb!
- “mettiti il casco!”
(ricordo piero francioso quando ce la raccontò)

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due scarpe

per due piedi. quello che scrivo è quello che sento come differenza fra splinder e wordpress.
in wordpress sembra tutto molto impersonale. bisogna cavarsela da soli. anche se c’è la lista degli ultimi post pubblicati la maggior parte sono in inglese o in lingue per me sconosciute. non c’è una opzione per seguire i post preferiti trane che mettersi i feed del blog che interessa, ma meno comodo della funzione di splinder.
questa impersonalità ha i suoi lati positivi. come nella vita in una città invece che in un paese. si conosce meno la gente e questo è un bene alcune volte e un male altre.

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